31 maggio 2010




come sempre, si pensa che le cose brutte, capitano sempre ad altri, come le cose belle. o che quello che nn conosci, per te, nn esista.
aneurisma celebrale, adesso so cos'è.
purtroppo.
mio cognato, giovanni, cinquantasette anni, marito di mia sorella angela.
sabato alle due, appena rincasato dal lavoro, lavora in proprio, si sà che nn ci sono orari quando è così...
dicevo, rientrato, ha appoggiato la valigetta sulla sedia, è andato in bagno e si è sentito un tonfo....per farla breve, emoragia celebrale, coma.
poi hanno diagnosticato appunto, un'aneurisma cerebrale, praticamente una malformazione congenita di un vaso sanguigno che si trova sotto il cervello, si è rotto ed ha affogato il cervello nel sangue , causandogli il coma.
in un primo momento i medici erano propensi a operarlo, ma il danno subito è troppo grave. sembra che nn sappiano nemmeno loro come agire.
insomma, lui è là, in coma, in reparto terapia intensiva, intubato, drenato e chissà cosa...mia sorella per me, nn ha ancora capito la gravità della situazione, ieri ho sentito che diceva a un suo conoscente, .." forse se si riprende nn camminerà più però nn è detto..." avrei voluto abbraccialra e dirle, angela, il tuo giovanni nn si riprenderà più. è andato, là c'è solo un corpo, un ammasso di tubi e quello che ti fanno vedere è solo un fantasma.
ma come si fà...è troppo spaventata dalla verità, forse vuole illudersi...
angela e giovanni si sono conosciuti durante ua gita scolastica delle medie.
a roma.
lei è di milano e lui è delle marche, civitanova per l'esattezza, vicino a macerata.
un colpo di fulmine , come si dice.
per un pò si sentono trammite lettere. era tanto tempo fà.
poi lui comincia a venire a trovarla la domenica, dormendo da noi.
quando inizia l'università, lui è ingegnere elettronico, si trasferisce a milano.
io l'ho conosciuto che avevo sei anni, il primo regalo che mi ha fatto è stato u orsacchiotto bianco con indosso una salopette rossa, che ho tenuto e usato per tantissimi anni. praticamente mi ha visto crescere. per un periodo di tempo è anche vissuto proprio con noi, in casa nostra.

hanno tre figli, livio, trentanni anche lui ingegnere e lavora con lui, anna ventanni studia all'università e gemma studia al liceo.
il sogno di giovanni era tornare nella sua terra, ha ristrutturato la casa vecchia dei suoi, e pensava di tornare là, quando il lavoro glielo avrebbe permesso.
magari livio andava avanti qui a milano e lui da là, lavorando con il computer.
è rimasto un sogno.

quante volte ci arrabbiamo e ci roviniamo l'esistenza per niente, ma ne vale la pena?
ci rendiamo conto di quanto siamo fragili?
quando si dice, vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo della tua vita... nn ci accorgiamo di quanto questa frase possa essere vera.

adesso siamo in questo limbo, aspettare, lui è là, ma nn c'è, ha lasciato tutto, tutto, tutto. aspettare nn si sà cosa. o meglio, si sà, ma nn si vuole dire quella parola, quella frase, anche se forse sarebbe meglio per tutti.
livio è molto provato, lo ha soccorso lui, pensa di nn aver fatto abbastanza per salvarlo, anche se i medici gli hanno detto che più di quello che ha fatto nn si poteva fare, gli rimarrà questa cosa dentro, lo so, perchè anch'io ho soccorso mio padre quando è morto, un'infarto, e ti senti impotente, ti vedi quest'uomo che ami , che ti scivola via, nn sai cosa fare, gli fai la respirazione bocca a bocca come vedi nei telefilm, il massaggio cardiaco come ti spiegano al telefono il centododici ma nn hai nessuna risposta da parte sua e ti senti schiacciata da tutta questa responsabilità. la sua vita è nelle tue mani, o almeno, ti illudi che sia così.

e adesso è lunedì, la vita riprende, il lavoro, l'univesità, da lavare da stirare e comunque da mangiare, respirare, parlare, sorridere, camminare, ascoltare, perchè la vita và avanti. almeno, per noi.

4 commenti:

  1. Io ricordo mia mamma con le convulsioni e io che più che metterla in posizione di sicurezza non ho fatto e la chiamata al 118 e l'arrivo di corsa e la sentenza: metastasi al cervello e l'impotenza e la voglia di urlare. A lei no. Ti prego Dio.
    Sono l'impotenza e l'attesa le cose che fanno più paura. E oggi sono vicinissima a te, ad Angela (che ha il nome della mia mamma), a Livio ad Anna e a Gemma. E prego, anche se non sono più tanto capace.

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  2. questa sera nelle preghiere ci sarà un posto speciale per lui...e per tutti voi...in un libro ho letto la vita è per i vivi...forse dovremmo davvero essere capaci di apprezzare tutto, di vivere ogni giorno in pieno..mi dispiace davvero tanto...

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  3. Come sempre le tue parole arrivano diritte all'anima. Senza fronzoli, senza aggettivi, dure e dolci, deboli e forti insieme. Continuo ad abbracciarti
    Giulia

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  4. mi hai lasciato senza parole. vogliamo sembrare forti, ma di fatto siamo fragili ed indifesi. ti sono vicina.

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:)